Rif.03.01. L'ASCARO DEL CIMITERO D'ASMARA ....Sessant’anni fa
gli avevano dato una divisa kaki, il moschetto ‘91, un tarbush rosso fiammante
calcato in testa, tanto poco marziale da sembrare uscito dal magazzino di un
trovarobe. Ha giurato in nome di un’Italia che non esiste più, per un re che è
ormai da un pezzo sui libri di storia. Ma non importa: perché la fedeltà è un
nodo strano, contorto, indecifrabile. Adesso il vecchio Ghelssechidam è curvato
dalla mano del tempo.....
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Rif.03.12.
E GLI ASCARI SFILARONO A ROMA... Insieme con quegli uomini sfilava la
storia delle nostre truppe iniziata nel 1885, quando furono arruolati i primi
ascari eritrei. Che diventarono subito leggendari, per valore, dedizione e
fedeltà nelle epiche e spesso sfortunate battaglie del 1887 a Dogali, del 1895
all’Amba Alagi, del 1896 a Macallè, Adigrat e Adua, per poi essere organicamente
inquadrati nel definitivo “Regio Corpo Truppe Indigene” nel 1904, su iniziativa
del gen. Baldissera....
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Rif.03.02.
CAVALLERIA COLONIALE. L'ULTIMA CARICA... L'improbo compito
attribuitogli era di ritardare di almeno 24 ore la manovra dell'avversario,
costringendolo a fermarsi nella piana tra Aicotà e Barentù. All'alba del 21
gennaio, dopo una furtiva manovra di aggiramento, il Gruppo di Guillet caricò il
nemico alle spalle, creando scompiglio tra i ranghi anglo-indiani. Si trattò di
uno spettacolo impressionante e, al contempo, incredibile: Guillet e i suoi
uomini attaccarono, armati di sole spade, pistole e bombe a mano, le truppe
appiedate e le colonne blindate inglesi . Dopo essere passati illesi tra le
sbalordite truppe avversarie, il Gruppo tornò sulle posizioni iniziali per
caricare nuovamente....
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Rif.02.10a. LA CAMPAGNA CONTRO I DERVISCI. ...
Dalla base di Kassala, i Dervisci compiono scorrerie contro le tribù di Habab, che sono sotto protezione della colonia italiana d'Eritrea. Il colonnello Cortese, comandante del forte di Kheren, è informato che un migliaio di Dervisci hanno saccheggiato il villaggio Dega, ucciso il digal (capo) dei Beni-Amer, rapito un centinaio di donne, e che si sono poi accampati sulle rive del Barca, presso il villaggio di Agordat. Le stime riportano 100 dervisci a cavallo, 600 dervisci con fucile e 300 dervisci armati di lancia, guidati dall'emiro Ibrahim Faragiallah. Il capitano Gustavo Fara con la 1a e la 2a compagnia del 1o battaglione indigeni (230 uomini e 6 ufficiali) raggiunge la valle del Barca per tagliare la ritirata ai predoni, ed li sorprende in marcia. Con alcune scariche di fucileria e una carica alla baionetta i dervisci sono dispersi lasciando 250 caduti. Gli italiani hanno 3 caduti ed 8 feriti, recuperano il bottino, liberano 400 prigionieri, catturano 116 fucili, 4 bandiere, più altre 3 durante l'inseguimento. Lo scontro è la prima vittoria italiana in Eritrea. Il capitano Fara è decorato con la croce dell'Ordine di Savoia; i tenenti De Cristoforis, Spreafico ed Issel ricevono la medaglia d'argento e sono inoltre date 3 medaglie di bronzo. Nella ritirata i dervisci sono attaccati dagli indigeni baria e solo 60 tornano a Kassala. Gli italiani occupano la regione come avanposto contro le scorrerie dei dervisci e la presidiano con una compagnia nel forte di Agordat. Sono aperte trattative con l'Inghilterra per definire il confine tra Sudan ed Eritrea e concordare azioni comuni contro i dervisci, ma falliscono.
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Rif.02.04a. COMBATTIMENTO DI SAGANEITI ....Il piccolo corpo all'alba dell'8 agosto 1889, occupò d'assalto il villaggio di Saganeiti, ma non vi trovò DEBEB, il quale, avvertito, si era posto con i suoi sulle alture vicine. La colonna CORNACCHIA, circondata ed assalita da forze di molto più numerose subì gravissime perdite. Morti il comandante e i quattro ufficiali con 200 uomini di truppa, rimasti feriti 76, i superstiti si ritirarono e raggiunsero alla spicciolata Massaua......
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Rif.02.07b.
LA MARCIA DI AVVICINAMENTO AD ADUA... "Sì continuò a combattere con accanimento per circa due ore; ma non poteva la brigata Indigeni tener testa per altro tempo ancora al numero dei nemici, i quali, con una colonna scesa per le pendici meridionali dell'Abba Garima, riuscirono ad aggirarli. Verso le ore undici le sorti della battaglia erano decise: preso prigioniero il generale Albertone, morti o feriti o caduti in mano del nemico la maggior parte degli ufficiali italiani, rimasta senza munizione....
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Rif.02.30b.
LA GUERRA IN ETIOPIA... 3 OTTOBRE. Scatta l'ora X. L'attacco è fulmineo. DE BONO con le truppe italiane scatena la grande offensiva. 110.000 uomini alle 5 del mattino varcano il confine etiopico e puntano su Adua; il 6 OTTOBRE conquistano la famosa città abissina. In Italia impazziscono dalla gioia, tutti in piazza, caroselli fino al mattino per la riconquista dopo quarant'anni di questa singolare città, un luogo che era nell'immaginario collettivo. Non era mai stato dimenticato il disastro italiano sull'Amba Alagi e quello di Adua - la propaganda fece il resto, preparò il terreno della rivalsa di quella storica cocente sconfitta. Il 7 OTTOBRE - Scattano le operazioni belliche ....
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ZAPTIE', ASCARI, DUBAT: TUTTI SOLDATI ITALIANI. ....Ci sono persone che parlano per mantenere in efficienza i muscoli facciali, altre perché amano ascoltarsi e altre ancora perché ritengono che le loro parole discendano direttamente da Dio, il quale, attraverso i novelli e presunti profeti, invierebbe agli uomini i nuovi messaggi e i giudizi assoluti e indiscutibili su determinati personaggi ed episodi umani. C'è ad esempio chi, in questa logica, fa riferimento agli ascari, così come ai dubat, e quindi agli zaptiè, intendendo con questi termini i "predoni". Per i giovani e i meno giovani, che, per effetto della cultura egemone, ignorano tutto o quasi della nostra - e della loro - storia, riteniamo di dover dire qualcosa di quei "predoni", ossia di tutti quegli indigeni che in terra d'Africa vennero inquadrati nelle file dell'Arma dei Carabinieri.
Gli ascari (dall'arabo, "soldati") erano gli indigeni nelle varie Armi delle nostre truppe coloniali. Il loro battesimo del fuoco avvenne a Sahati (1887): nel 1892 entrarono a far parte dell'Esercito italiano sino ad assumere il nome di Regio Corpo di Truppe Indigene: gli arruolamenti erano volontari, dai 16 ai 30 anni; la prova di idoneità consisteva in una marcia di 60 chilometri in 10 ore consecutive. Tra gli ascari e l'ufficiale comandante del battaglione si creavano vincoli particolari, poiché il comandante era il regolatore della vita del reparto e del campo famiglia degli ascari, che ricorrevano a lui anche per le questioni private....
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Perchè viva il ricordo degli Ascari d'Eritrea caduti per l'Italia
in terra d'Africa. - Due Medaglie d'Oro al Valor Militare alla Bandiera al corpo
Truppe Indigene d'Eritrea. - Due Medaglie d'Oro al Valor Militare al
Gagliardetto del IV Battaglione Eritreo Toselli. - Mohammed Ibrahim Farag .
Medaglia d'Oro al Valor Militare alla Memoria. - Unatù Endisciau . Medaglia
d'Oro al Valor Militare alla Memoria.